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9 OTTOBRE 1963 - 22.39 PER NON DIMENTICARE

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Duro, sgradevole, volgare, è il silenzio sui morti del Vajont

Duro, sgradevole, volgare, è il silenzio sui morti del Vajont

 

10 ottobre 2016 - Rai Tv Storia domenica sera: ascolto distrattamente l’Almanacco di quanto accaduto nel passato alla data del 9 ottobre e sento parlare della proclamazione nel 1970 dello stato Khmer in Cambogia, della legge n. 825 del 1971 di riforma fiscale, dell’attentato alla sinagoga di Roma del 1982: le immagini scorrono e nessun cenno alla Tragedia del Vajont. Non posso dire che in tutti telegiornali non ci sia stato il ricordo del 9 ottobre 1963 ma nelle principali reti nazionali, pubbliche come private, nelle edizioni serali la notizia non c’è.

 Roberto Ciambetti

Anche nella carta stampata pochi i richiami. E fa notizia il fatto di questa dimenticanza, soprattutto se pensiamo a come il popolo della Rete, invece, ha trovato il modo di dedicare chi un pensiero, chi un ricordo, molte fotografie e qualcuno anche immagini e videointerviste. Anch’io come tanti altri ho lasciato un pensiero nella mia bacheca e oggi mi sento spaesato davanti alle scelte editoriali e televisive e al silenzio. Mi viene in mente la poesia che Andrea Zanzotto volle dedicare a Maria Fresu, la mamma di Angela la più piccola delle vittime della strage della stazione di Bologna. Di Maria Fresu non rimase nulla, il suo corpo fu disintegrato, ci rimase soltanto il nome: “Nomina nuda tenemus”. Zanzotto scrisse una poesia dura, persino decisamente volgare, sgradevole, perché dura, sgradevole e decisamente volgare è l’indifferenza che cresce nel tempo davanti alle vittime innocenti. Duro, sgradevole, volgare, è il silenzio sui morti del Vajont, i cui nomi come quello di Maria Fresu continuano a esplodere in ogni dove, moltiplicati per 1910, le vittime che si stimano assassinate in quella tragica notte e sulle quali, per quest’anno, è sceso il silenzio.

 

Roberto Ciambetti
Presidente del Consiglio Regionale del Veneto
(fonte: Archivio Notizie in Evidenza Regione Veneto)

dsad10 ottobre 2016 - Rai Tv Storia domenica sera: ascolto distrattamente l’Almanacco di quanto accaduto nel passato alla data del 9 ottobre e sento parlare della proclamazione nel 1970 dello stato Khmer in Cambogia, della legge n. 825 del 1971 di riforma fiscale, dell’attentato alla sinagoga di Roma del 1982: le immagini scorrono e nessun cenno alla Tragedia del Vajont. Non posso dire che in tutti telegiornali non ci sia stato il ricordo del 9 ottobre 1963 ma nelle principali reti nazionali, pubbliche come private, nelle edizioni serali la notizia non c’è. Anche nella carta stampata pochi i richiami. E fa notizia il fatto di questa dimenticanza, soprattutto se pensiamo a come il popolo della Rete, invece, ha trovato il modo di dedicare chi un pensiero, chi un ricordo, molte fotografie e qualcuno anche immagini e videointerviste. Anch’io come tanti altri ho lasciato un pensiero nella mia bacheca e oggi mi sento spaesato davanti alle scelte editoriali e televisive e al silenzio. Mi viene in mente la poesia che Andrea Zanzotto volle dedicare a Maria Fresu, la mamma di Angela la più piccola delle vittime della strage della stazione di Bologna. Di Maria Fresu non rimase nulla, il suo corpo fu disintegrato, ci rimase soltanto il nome: “Nomina nuda tenemus”. Zanzotto scrisse una poesia dura, persino decisamente volgare, sgradevole, perché dura, sgradevole e decisamente volgare è l’indifferenza che cresce nel tempo davanti alle vittime innocenti. Duro, sgradevole, volgare, è il silenzio sui morti del Vajont, i cui nomi come quello di Maria Fresu continuano a esplodere in ogni dove, moltiplicati per 1910, le vittime che si stimano assassinate in quella tragica notte e sulle quali, per quest’anno, è sceso il silenzio.
 
Roberto Ciambetti
Presidente del Consiglio Regionale del Veneto
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10 ottobre 2016 - Rai Tv Storia domenica sera: ascolto distrattamente l’Almanacco di quanto accaduto nel passato alla data del 9 ottobre e sento parlare della proclamazione nel 1970 dello stato Khmer in Cambogia, della legge n. 825 del 1971 di riforma fiscale, dell’attentato alla sinagoga di Roma del 1982: le immagini scorrono e nessun cenno alla Tragedia del Vajont. Non posso dire che in tutti telegiornali non ci sia stato il ricordo del 9 ottobre 1963 ma nelle principali reti nazionali, pubbliche come private, nelle edizioni serali la notizia non c’è. Anche nella carta stampata pochi i richiami. E fa notizia il fatto di questa dimenticanza, soprattutto se pensiamo a come il popolo della Rete, invece, ha trovato il modo di dedicare chi un pensiero, chi un ricordo, molte fotografie e qualcuno anche immagini e videointerviste. Anch’io come tanti altri ho lasciato un pensiero nella mia bacheca e oggi mi sento spaesato davanti alle scelte editoriali e televisive e al silenzio. Mi viene in mente la poesia che Andrea Zanzotto volle dedicare a Maria Fresu, la mamma di Angela la più piccola delle vittime della strage della stazione di Bologna. Di Maria Fresu non rimase nulla, il suo corpo fu disintegrato, ci rimase soltanto il nome: “Nomina nuda tenemus”. Zanzotto scrisse una poesia dura, persino decisamente volgare, sgradevole, perché dura, sgradevole e decisamente volgare è l’indifferenza che cresce nel tempo davanti alle vittime innocenti. Duro, sgradevole, volgare, è il silenzio sui morti del Vajont, i cui nomi come quello di Maria Fresu continuano a esplodere in ogni dove, moltiplicati per 1910, le vittime che si stimano assassinate in quella tragica notte e sulle quali, per quest’anno, è sceso il silenzio.
 
Roberto Ciambetti
Presidente del Consiglio Regionale del Veneto
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